Poche sono le certezze nella vita, e quando si avvicina la prima Domenica di Dicembre, si sa: c’è l’imperdibile appuntamento con la Running Saviano, e dunque con la CorriAmo Saviano. Inutile dirlo: ci sono gare che si vendono da sole, per la sola capacità di aver costruito e sedimentato nella testa e nel cuore di tanti un ricordo profondo; e la CorriAmo Saviano, da quel primo vagito del 2014, ha saputo consolidare una piacevole abitudine che oggi è diventata “imperdibile occasione per esserci”.

Il boom di iscritti all’apertura delle iscrizioni è sicuramente il primo grande responso, che ha visto l’intera macchina organizzativa costretta ad ampliare oltre i 1000 pettorali e consentire ad almeno altre 120 persone di far parte di questa grande tradizione: giunta al suo nono appuntamento, la Corriamo Saviano si conferma ottimo percorso omologato Fidal, su cui poter puntare anche a prestazioni di spiccato valore tecnico. E detto fatto: non sono mancati arrivi emozionanti, con la possibilità per un istante di sognare sul record del percorso.

Dopo lo start ufficiale avvenuto ad opera del Gruppo Giudici Gare, con il conto alla rovescia dalla voce del Sindaco Vincenzo Simonelli, è partita la prima intensa emozione di questa mattina, con un’orda di persone cavalcare Corso Italia per portarsi verso il primo chilometro di gara. Un incredibile colpo d’occhio, con tanti colori societari invadere le stradine di Saviano e scegliere di essere una delle tante righe di questo romanzo scritto a più mani.

GARA MASCHILE. Che la vittoria possa rimanere in casa International lo si capisce fin da subito, e a dirlo sono proprio i due compagni di team, Raffaele Giovannelli ed Abdellah Latham, che passano ai primissimi chilometri con un leggerissimo distacco, ma sicuramente con il vuoto alle loro spalle. Il solito attacco di Giovannelli cerca di ribaltare le sorti di quanto dicono i pronostici: Raffaele è noto per il suo coraggio ed oggi lo ha dimostrato nuovamente cercando di dare fin da subito un ritmo allegro alla competizione.

Ma Latham incalza nella seconda metà gara e fa uscire fuori la sua marcia in più nell’esatto istante in cui giunge al traguardo con almeno 40” di anticipo sul compagno. Sua la vittoria, dunque, e di poco sotto anche al record del tracciato, ancora di diritto nel palmarès di Hicham Boufars. Terzo gradino per un giovanissimo e talentuoso ragazzo della Running Club Napoli: Michele Caggiano ha dimostrato di saperci fare e di avere ancora tanto potenziale per dire la sua; intanto oggi un bellissimo bronzo, sul passo del 3’14”/km.

GARA FEMMINILE. C’è da difendere il trono per la vincitrice dello scorso anno: Francesca Maniaci (Atletica Marcianise) è sicuramente la donna da battere, ed anche oggi ha dimostrato di essere una master 45 che sa dare del filo da torcere a tante. Intoccabile il suo talento con cui ha confermato, Domenica dopo Domenica, di meritare a pieno titolo i complimenti per quanto è stata capace di fare da un anno a questa parte: anche oggi, dunque, torna a casa con l’oro e con un soddisfacente 36’56”.

Alle sue spalle una coraggiosa Filomena Palomba (Caivano Runners) che, per i primi km, ha tentato la fuga insieme a Francesca, dovendo poi sapientemente conservare le energie per non bruciare tutto nelle prime tappe di gara: 38’08” il tempo finale, che stabilisce anche un’ottima gara per la ragazza di origini stabiesi. Rimaniamo in casa Palomba, con la sorella Francesca che, sempre sorridente, decide fin da subito di rimanere sul suo passo, agganciando il bronzo e portandolo stretto a se fino al traguardo: 38’55” per lei.

Classifica delle società che va di diritto alla Podistica Frattese!

Come sempre, la Corriamo Saviano la corrono e la scrivono gli atleti, passo dopo passo, con le proprie emozioni; ma se proprio si vuole fare una valutazione nuda e cruda, il successo della Corriamo Saviano giace da sempre dietro la sua unica anima, quella in cui convogliano gli sforzi di ogni singola insostituibile colonna della Running Saviano. Stretti in un legame covalente inscindibile, la Running Saviano ha dimostrato, ancora una volta, che riuscirci è per tutti; ma farlo “insieme e nel rispetto” è sicuramente raro e di pochi.

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